“La grammatica delle immagini” La fotografia contemporanea dalla collezione della Fondazione di Venezia

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In mostra 21 opere di Gianni Berengo Gardin, Simona Ghizzoni, Irene Kung e Paolo Ventura
A cura di Denis Curti
Da 16 gennaio al 1 marzo – dalle ore 9.00 alle ore 17.00
Sede Fondazione di Venezia - piano terra
Rio Novo - Dorsoduro 3488/U, Venezia

«Tutto quello che vediamo nasconde qualcosa,
e noi vogliamo sempre vedere
cosa è nascosto dietro ciò che vediamo»
(René Magritte)
Il 1839 è l’anno di Daguerre e del Dagherrotipo e la Fondazione di Venezia inaugura l’anno in cui si celebrano i 180 anni dalla nascita della fotografia con un’esposizione gratuita che raccoglie, nella sua sede, alcune opere tratte dalla collezione fotografica iniziata dalla Fondazione stessa nel 2007 con l’acquisizione dell’archivio di Italo Zannier.
La mostra, intitolata 'La Grammatica delle Immagini' e curata da Denis Curti, direttore artistico della Casa dei Tre Oci, in programma dal 16 gennaio al 1 marzo, dal lunedì al venerdì, dalle ore 9.00 alle ore 17.00, al piano terra della sede Fondazione di Venezia, presenta 21 opere di Gianni Berengo Gardin, Simona Ghizzoni, Paolo Ventura e Irene Kung, selezionate tra le esperienze più contemporanee del poderoso patrimonio fotografico dell’istituzione veneziana.
L’esposizione invita a guardare oltre l’oggetto fotografico, a riflettere su come le immagini della contemporaneità siano frutto di una costruzione, di una messa in scena e su come il loro significato nasca dallo sguardo dello spettatore. La mostra mette in dialogo i quattro autori e le loro opere, ricche di fascino e memoria, che raccontano ed esprimono atmosfere che, però, nella realtà non esistono.
Il viaggio nella fotografia contemporanea della Fondazione inizia con il “più classico” degli autori in mostra, Gianni Berengo Gardin, artista legato alla storia della Casa dei Tre Oci, per poi proseguire con due autori considerati tra i maggiori esponenti della fotografia moderna in Italia, ovvero Simona Ghizzoni e Paolo Ventura, e concludersi con “l’inganno” di Irene Kung.
La reporter Simona Ghizzoni utilizza la fotografia come specchio per guardare se stessa e la propria intimità, come strumento per conoscersi attraverso autoritratti, auto-rappresentazioni che interrogano e strizzano l’occhio al visitatore richiamando l’uso moderno dei selfie. Paolo Ventura, invece, racconta la sua “Winter Story”, con una serie di fotografie che rappresentano lo scenario dell’immediato dopo guerra. Si tratta di una realtà solo apparente perché l’artista ricostruisce in un set miniaturizzato la realtà dell’epoca per poi fotografarla. Di Irene Kung, invece, la mostra ospita opere che ritraggono alcune delle architetture più suggestive di Roma in bianco e nero, investite di una luce quasi caravaggesca. In apparenza dei notturni, le foto dell’artista italo-svizzera sono scattate, in realtà, in pieno giorno e sono il risultato di un sapiente lavoro quasi pittorico di post produzione.
«A distanza di oltre un decennio dalla mostra intitolata “Una fantastica ossessione”, che annunciava l’importante acquisizione dell’archivio di Italo Zannier da parte della Fondazione – spiega Giovanni Dell’Olivo, direttore della Fondazione di Venezia - abbiamo voluto proseguire e dare nuova linfa al progetto di ricerca e valorizzazione di un patrimonio fotografico in continua evoluzione con questa mostra che accoglie significative espressioni della fotografia contemporanea. Si tratta del primo appuntamento con cui celebreremo, nel 2019, nella nostra sede, i 180 anni dall’invenzione della fotografia. Non solo, abbiamo voluto offrire al pubblico uno spazio rinnovato, collocato al piano terra della nostra sede di Rio Novo e da quest’anno pronto ad accogliere non più solamente conferenze e dibattiti, ma anche mostre».
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