Maria Luisa Semi, ritratto al femminile fra passato e futuro

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Maria Luisa Semi è una di quelle donne che non ha mai temuto il trascorrere del tempo. Due figlie, due nipoti, un “bel matrimonio” – come lei stessa lo definisce – durato quarantasei anni, quarant’anni di lavoro come notaio a Venezia. Quando le si chiede che vita è stata, la sua, risponde senza esitazioni che è stata una buona vita. Una vita che è in parte diventata parole di carta, trasformata in piccoli libri che sono tracce di una straordinaria memoria.
“Mi è sempre piaciuto moltissimo scrivere – ci racconta Maria Luisa Semi, arrivata a dicembre alla conclusione del suo mandato come consigliere generale della Fondazione di Venezia – ho anche scritto alcuni articoli, ma sempre e solo per il piacere di scrivere, senza ambizioni giornalistiche. La cosa curiosa è che quando scrivo pezzi della mia vita mi ritrovo improvvisamente ad essere la Maria Luisa che ero. Sono io in quel momento lontano, Mi è accaduto con il mio primo libro, Una bambina… la sua guerra, mi è accaduto con il racconto della mia adolescenza, L’età della bellezza, mi è capitato con Una ragazza… i suoi anni Sessanta. È una strana sensazione, ma è molto intensa. Devo riconoscere che sono fortunata, perché mi aiuta una memoria notevole. Non è un merito, è una fortuna. Che si sposa benissimo con il mio desiderio di fissare il tempo che è stato. Ma senza mai rimpianti. Quelli che trasporto sulle pagine dei libri sono ricordi, magari anche poco piacevoli, ma comunque una ricchezza. I ricordi sono sempre una ricchezza. Sono ciò che siamo stati. E io non avrei voluto vivere in maniera diversa, nel bene e nel male”.
Inevitabile la domanda su cosa rappresenti Venezia, per lei. “Anche se i miei genitori erano di Capodistria – racconta – io mi sono sempre sentita veneziana. Per me Venezia è il massimo del bello e del buono in tutti i sensi. La Venezia di oggi, nonostante questo turismo così aggressivo ed irreversibile, è sempre la mia Venezia. Venezia è tutta Venezia, non ha periferie, è la città in senso assoluto. Non la cambierei mai”.
Maria Luisa Semi è stata una donna sempre un po’ più avanti, o comunque un po’ più fuori dagli schemi rispetto alla media delle sue coetanee. Ma per lei oggi le donne sono davvero così diverse da quelle di un tempo? “Non è vero che le donne oggi sono arrivate – ci dice con convinzione – certo, siamo andate molto avanti, ma non così tanto come tendiamo a credere. Dobbiamo essere consapevoli di questo. Non bisogna mai smettere di pensare a cosa si è, a cosa si può fare. E soprattutto non bisogna mai smettere di pensare che, prima di tutto, siamo singole. Non single nel senso comune. Siamo singole, siamo individui, anche quando siamo in coppia. Questo è un valore. Deve essere la nostra forza, ma dobbiamo esserne consapevoli”.
È anche questa consapevolezza che Maria Luisa Semi ha cercato di trasferire nei suoi libri. Libri di carta, perché è così che devono essere. “la carta in sé – conferma Semi – è una cosa viva, anche come libro. Senza la carta non possiamo vivere un libro. È anche una questione di sensi: la carta al senti sotto le dita, è un piacere psicologico e fisico. Rinunciare alla carta per me significa rinunciare al piacere profondo della lettura”.
L’ultima domanda è su di lei, su chi è Maria Luisa Semi. “Sono una persona normale – ci dice con la serenità che le viene dal suo spirito libero e dalla sua consapevolezza – Maria Luisa Semi è una donna che ha studiato, che ha lavorato quarant’anni, a cui piace scrivere, che detesta qualsiasi esibizionismo, che non ama chi cerca scorciatoie. Sono una persona normale che ama le persone normali. Semplicemente questo”.

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