Il progetto espositivo “Gianni Berengo Gardin. La Venezia del maestro del bianco e nero” nasce per volontà della Fondazione di Venezia, che ha inteso omaggiare in questo modo la memoria del grande fotografo, scomparso a Genova il 6 agosto 2025 e con cui si era sviluppato nel tempo un rapporto fatto di amicizia e di profonda stima.
(Immagine tratta da: La più gioconda veduta del mondo. Venezia da una finestra, 2004-2018)
Promossa ed organizzata dalla Fondazione di Venezia in collaborazione con la Fondazione Le Stanze della Fotografia e curata dal direttore artistico de Le Stanze della Fotografia, Denis Curti, l’esposizione raccoglie 34 scatti che Berengo Gardin realizzò a Venezia fra la metà degli anni Cinquanta del secolo scorso e il 2018, tutti facenti parte della collezione di fotografie della Fondazione.
Un gran numero di queste opere rientra all’interno del progetto “La più gioconda veduta del mondo. Venezia da una finestra”, in cui Berengo Gardin fu impegnato a fissare su pellicola, fra il 2004 e il 2018, momenti di quotidianità colti da una finestra molto particolare di Palazzo Bollani, ossia la stessa dalla quale, nel 1537, l’intellettuale rinascimentale Pietro Aretino aveva descritto il transito sul Canal Grande.
(Immagine tratta da: La più gioconda veduta del mondo. Venezia da una finestra, 2004-2018)
L’occasione di riprendere, a distanza di secoli e dallo stesso angolo visuale, abitudini, mestieri e scorci di vita quotidiana sul più celebrato canale veneziano gli venne offerta dall’amico architetto Renato Padoan, già Soprintendente ai Monumenti di Venezia e proprietario del palazzo negli anni in cui il maestro del bianco e nero realizzò il suo suggestivo reportage.
Insieme a questo nucleo, l’esposizione propone altre fotografie realizzate da Berengo Gardin nella città in cui crebbe e studiò, dopo essere nato nel 1930 a Santa Margherita Ligure. Tra queste si possono citare l’iconico bacio colto sotto i portici di Piazza San Marco, o, sempre nella stessa piazza, il suggestivo volo di colombi in cui si confonde la corsa di una bimba che sembra anch’essa librarsi nell’aria.
(Immagine: Gianni Berengo Gardin, Venezia, 1960, Collezione della Fondazione di Venezia, © Archivio Gianni Berengo Gardin)
A rendere ancora più coinvolgente la visita è ““Gianni Berengo Gardin”, un film di Giampiero D’Angeli proiettato nella sala espositiva per tutta la durata della mostra.
Il progetto – accompagnato fin dalla sua genesi dalla famiglia di Gianni Berengo Gardin anche attraverso il supporto dell’Archivio che porta il suo nome – è realizzato con il progetto grafico di CMFF.STUDIO. La realizzazione grafica è di Gruppofallani, mentre trasporti e allestimenti sono stati garantiti da Lt Group Fine Art Solutions, Venezia.
La mostra, aperta fino al 30 giugno 2026 con ingresso libero, può essere visitata dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.00, il sabato e la domenica dalle 10.00 alle 17.00. Chiusa il 5 aprile, giorno di Pasqua.
Per un ulteriore approfondimento si rinvia alla news: https://www.fondazionedivenezia.org/gianni-berengo-gardin-venezia-bianco-e-nero/
(Immagine: Gianni Berengo Gardin, Venezia, 1958, Collezione della Fondazione di Venezia, © Archivio Gianni Berengo Gardin)