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Magazine

I graffiti di Venezia in mostra a Rio Novo

AVVISO PER I VISITATORI: Breve pausa agostana per la mostra, che chiuderà al pubblico da sabato 6 a domenica 21 agosto, in concomitanza con la sospensione estiva delle attività della Fondazione nella sede di Rio Novo. L’esposizione riaprirà regolarmente al pubblico lunedì 22 agosto secondo le modalità indicate di seguito

 

Si intitola “I graffiti di Venezia” la mostra fotografica che la Fondazione di Venezia propone nella propria sede di Rio Novo fino al 30 settembre 2022. Aperta dal lunedì al sabato dalle 9.00 alle 19.00 con orario continuato ed ingresso gratuito, l’esposizione raccoglie una quarantina di scatti selezionati dal fotografo Simone Padovani nell’ambito della documentazione realizzata per il libro omonimo, realizzato dallo scrittore e giornalista Alberto Toso Fei e dalla storica e divulgatrice Desi Marangon per le edizioni Lineadacqua.

 

 

 

La mostra individua e propone una serie di suggestive immagini che Simone Padovani ha realizzato in base al certosino lavoro di individuazione, catalogazione e studio dei graffiti lasciati attraverso i secoli su muri, colonne, vetri, masegni e pietre di Venezia, e ritrovati nella città di Venezia e nella sua laguna da Toso Fei e Marangon.

 

 

Il percorso dell’esposizione permette di comprendere senza filtri e senza forzature come “I graffiti di Venezia” siano le tracce della storia scritta sulle pietre della città e delle sue isole da persone comuni così come da letterati e nobili. In esse si riconoscono volti e figure umane, ma anche esternazioni esultanti per l’elezione dei dogi, leoni alati, gondole e ferri da prua, sigle, poesie, versetti, navi, animali, croci, oltre alle registrazioni delle acque alte e della laguna ghiacciata.

 

 

Anche i supporti su cui queste tracce sono state segnate sono quanto mai eterogenei: colonne, muri, angoli di calli, ingressi di corti, stipiti di porte, persino vetri di finestre. Un “libro” composito con il racconto di seicento anni di storia, dunque, un’opera corale realizzata da persone che non sapevano nulla l’una dell’altra e che non immaginavano certo di essere gli amanuensi dello sviluppo di Venezia.

 

 

Coerentemente con questo schema, anche la mostra proposta nella sede della Fondazione di Venezia diventa in parte il luogo in cui ogni visitare può cimentarsi liberamente con incisioni e segni, grazie alla possibilità di scrivere o disegnare pensieri, commenti, parole non necessariamente connessi all’esposizione e ai suoi contenuti.

 

 

Simone Padovani, con le sue fotografie, restituisce la memoria anche visiva di una città viva, in movimento, che nelle sue vicende di sommersioni e emersioni, di ristrutturazione e rifacimenti, rischia di smarrire le tracce di una storia, talvolta minore, ma ricca di umanità.

 

 

E ci conduce, così, sulle tracce di questa indagine raccontata così dai suoi protagonisti: “Ciò che davvero vogliamo è raccontare Venezia attraverso una prospettiva del tutto originale, basata su migliaia di testimonianze inedite, ignorate per secoli e ora riscoperte tutte insieme. In questa narrazione, i monumenti si stagliano sullo sfondo ma i veri protagonisti sono i Veneziani: i graffiti incisi sui monumenti diventano monumenti essi stessi, presìdi di memoria popolare altrimenti destinata ad andare perduta”.

(Inaugurazione mostra: fotografie di Alessandro Scarpa)