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In M9 cinema e disabilità fra consapevolezza e autonomia

Un Auditorium gremito ha fatto da cornice, nel Museo M9, alla presentazione di due coinvolgenti cortometraggi firmati dal regista e attore Mirko Artuso, che ha raccontato potenzialità, aspirazioni e capacità di ragazze e ragazzi con disabilità dando proprio a loro il ruolo di protagonisti. In sala, insieme a tanti studenti delle scuole superiori, anche moltissimi ospiti ed educatori di associazioni e cooperative sociali che ogni giorno si rapportano con la disabilità.

 

L’evento, organizzato dalla cooperativa sociale La Rosa Blu e dall’Anffas di Mestre, è iniziato con la proiezione di “Nei miei panni”, il corto realizzato da Artuso con la direzione della fotografia di Alberto Rizzi e la collaborazione di Kublai Film Venezia. in tutto un quarto d’ora, per una storia dai contenuti fortemente simbolici, in cui le tensioni interiori di un giovane nobile veneziano sospeso tra passato e presente si specchiano nei volti e nelle voci di quattordici ragazze e ragazzi del centro diurno La Rosa Blu e della comunità alloggio Anffas di Mestre. Un film capace di sorprendere nella faticosa ricerca di equilibrio che accompagna il protagonista, e che insinua, fotogramma dopo fotogramma, la necessità per ciascuno di noi di saperci mettere nei panni degli altri. Per confrontarci non solo con le fragilità altrui, ma anche con le nostre debolezze e la nostra necessità di essere comunque accettati, compresi e valorizzati. Il cortometraggio, sostenuto dal bando cultura della Fondazione di Venezia e girato in luoghi suggestivi della laguna e della terraferma veneziana, si è rivelato una vera e propria opera corale in cui sono stati coinvolte oltre settanta persone tar attori professionisti, acrobate, musicisti, tecnici e operatori socio-educativi.

Dopo “Nei miei panni” è stata la volta di “Il coccodrillo di pane”, il secondo corto in programma, firmato da Mirko Artuso e realizzato in collaborazione con AGENDO (Associazione Genitori Down), l’associazione vicentina che raccoglie i genitori di ragazze e ragazzi con disabilità intellettiva e sindrome di down. Costruito come racconto della vicenda personale e delle aspirazioni (alla fine realizzate) di una ragazza con sindrome di down, il cortometraggio attraversa con simpatia la vita ordinaria di una comunità di ragazzi down con la loro educatrice, sparigliando, anche in questo caso, i ruoli, e annullando luoghi comuni e assiomi che si rivelano tali solo per convenzione. Tra avventurosi cammini alla ricerca del vecchio saggio, strategie congegnate in compagnia per imbrogliare bonariamente l’educatrice, spinte di cuore a prendersi cura degli altri in qualsiasi situazione, perché il gruppo è il gruppo e non lascia indietro nessuno, ma anche momenti duri in cui il gruppo sembra sfaldarsi, il film svela progressivamente come l’autonomia sia sempre nello spettro del possibile, così come l’indipendenza e il diritto a sognare e a realizzare le proprie aspirazioni. Perché, come dice il protagonista di “Nei miei panni”, “Chi sogna si mantiene in equilibrio. Solo chi non sogna precipita”.