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Orfani di femminicidio, i dati di "Con i Bambini"

Non ci sono stime ufficiali su quanti siano gli orfani delle vittime di femminicidio in Italia. Con i Bambini, nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, ha avviato “A braccia aperte”, la prima iniziativa di sistema in loro favore e a supporto delle famiglie affidatarie. In gergo vengono definiti “orfani speciali”, perché la perdita di uno dei genitori è avvenuta per mano del coniuge, e perché, di fatto, diventano doppiamente orfani, in quanto la perdita della madre per mano del padre significa una cesura anche dei rapporti con il genitore trasferito in carcere, nei confronti del quale i figli, una volta maggiorenni, tendenzialmente troncano in via definitiva ogni rapporto.

Sono 157 gli orfani presi in carico dai quattro progetti finanziati da Con i Bambini. Altri 260 in tutta Italia sono stati già agganciati dai partenariati gestori, e a breve inizieranno anch’essi un percorso di sostegno e accompagnamento con le loro famiglie. I progetti di riferimento sono Orphan of Femicide Invisible Victim per il Nordest, S.O.S. – Sostegno Orfani Speciali per il Nordovest, Airone per il centro Italia e RESPIRO – Rete di Sostegno per Percorsi di Inclusione e Resilienza con gli Orfani Speciali per il Sud.

La percentuale più alta di orfani accompagnati riguarda il Sud: i dati più aggiornati (ottobre 2023) confermano 100 orfani presi in carico grazie al progetto Respiro ed una tendenza alla crescita. Per il 74 per cento dei beneficiari l’età di ingresso nel progetto è tra i 7 e i 17 anni, per il 17 per cento l’età è compresa tra i 18 e i 21 anni e per il rimanente 8 per cento l’età è inferiore a 6 anni. Sei su dieci sono maschi. Il 95 per cento dei beneficiari presi in carico ha la cittadinanza italiana, solo il 5 per cento ha cittadinanza di altri paesi UE o extra-UE. Nel 36 per cento dei casi i bambini erano presenti al momento dell’evento. Questo elemento ha conseguenze che condizioneranno ancor più pesantemente gran parte della vita. I minori che diventano orfani a seguito di tali tragici eventi subiscono, infatti, un impatto psicologico devastante, il quale inevitabilmente influisce in modo negativo sulla loro sfera emotiva e relazionale. Le conseguenze psicologiche creano una vera e propria sindrome denominata child traumatic grief. Il bambino, sopraffatto dalla sofferenza e dalla reazione al trauma, diviene incapace di elaborare il lutto, trovandosi intrappolato in uno stato di dolore cronico.

Il 42 per cento degli orfani presi incarico oggi vive con una famiglia affidataria, il 10 per cento in comunità e il 10 per cento con una coppia convivente. Solo il 5 per cento vive con una famiglia adottiva. L’83 per cento delle famiglie dei beneficiari arriva a fine mese con grande difficoltà, spesso per la necessità di circondarsi di professionisti e specialisti per supportare i bambini, come è emerso dalle interviste a chi si prende cura del minore.

La condizione socio-economica degli orfani e delle famiglie affidatarie è un altro elemento discriminante per la crescita di bambini e ragazzi che hanno subito un trauma così forte. ll 52 per cento riceve misure di sostegno al reddito, il 6 per cento il reddito di cittadinanza, il 45 per cento percepisce altre forme di supporto. L’impossibilità ad accedere agli strumenti a loro tutela, o di avere le stesse opportunità degli altri ragazzi, non fa altro che acuire ancora di più il discrimine che sono costretti a subire anche per il loro futuro.

Allarmanti sono i dati relativi ad ulteriori elementi che possono rappresentare eventuali traumi o eventi stressanti antecedenti al crimine domestico. Questi includono soprattutto la violenza assistita: fisica, psicologica, sessuale, indicando che numerosi sono i fattori e i campanelli di allarme che è urgente riuscire a cogliere come predittivi della violenza. In particolare, la violenza assistita psicologica è stata segnalata in 50 casi su 70.

L’iniziativa voluta da Con i Bambini mira a sviluppare un modello flessibile e personalizzato di intervento multidisciplinare sistemico a sostegno degli orfani speciali. Nel corso dei 48 mesi di accompagnamento competente e intenso gli obiettivi sono: costruire una solida rete affettiva e relazionale che sostenga gli orfani nella loro crescita intesa in modo olistico (scuola, supporto psicologico, sport, orientamento al lavoro, ecc.); favorire il consolidarsi di una rete a sostegno degli affidatari insieme ad associazioni, terzo settore e attori della società civile di ogni territorio e dell’intero territorio nazionale; attivare sistemi per la precoce intercettazione del rischio di violenza domestica.

La raccolta e l’elaborazione dei dati è stata realizzata dalle Ricercatrici dell’Unità di M&V e Valutazione di Impatto e dell’Unità di Sviluppo Inclusivo di ARCO, centro di ricerca del PIN – Polo Universitario della Città di Prato. ARCO collabora con l’impresa sociale Con i Bambini per condurre la valutazione di impatto dei progetti legati all’iniziativa “A braccia aperte”