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Realizzato a Sacca Fisola un murale di 36 metri quadrati come segno concreto di una rigenerazione che parte dalle scuole

Venezia, 28 maggio 2026 – Un murale lungo più di nove metri ed alto quasi quattro che condensa Sacca Fisola in un puzzle suggestivo fatto di segni, immagini, parole e colori. Sono queste le peculiarità di “L’eco del segno”, l’opera murale che ha chiuso “Urban Art School”, l’innovativo percorso educativo e multidisciplinare con cui la Fondazione di Venezia ha voluto mettere in dialogo la scuola con le culture urbane più accreditate fra i giovanissimi. Il risultato è un murale che si propone a chi transita lungo il Canale della Giudecca come un enorme ed inconsueto biglietto da visita, un vero e proprio landmark che fa attraversare epoche, modi di sentire, sentimenti, senso di appartenenza e coscienza civica, in un itinerario guidato dai principi della rigenerazione e della riqualificazione urbana.

“L’eco del segno” è da oggi il tratto distintivo di Sacca Fisola, isola per molto tempo percepita e vissuta come dimenticata, ed è il punto d’approdo di un percorso che ha coinvolto ragazze e ragazzi delle classi seconde e terze, sezioni B e C, dell’Istituto Comprensivo “Francesco Morosini” di Venezia che, attraverso un coinvolgente programma fatto di walking tour, workshop e pratiche artistiche partecipate hanno imparato, mese dopo mese, a rileggere e a comprendere lo spazio urbano che li circonda. Ad accompagnarli, insieme ai loro insegnanti, Christian Gancitano (curatore del progetto, attivista culturale, art director e uno dei principali promotori in Italia delle culture urbane e dell’arte pubblica), Pablo Pinxit (artista urbano e muralista, conosciuto per il suo linguaggio visivo di grande impatto, oltre che per l’uso consapevole del colore, delle forme e dei simboli contemporanei) e Leone Solia (artista visivo che esplora il riuso e la trasformazione dei materiali attraverso collage, assemblaggi e interventi materici, in dialogo costante fra estetica e riflessione ecologica). L’opera oggi visibile dal canale della Giudecca è stata realizzata da Pablo Pinxit con la tecnica della pittura a spolvero e con quella dello stencil (già utilizzate in passato per le chiese e gli affreschi dell’arte e della cultura italiana dal Rinascimento in poi), lavorando con idropittura e bombolette spray.

Durante l’esperienza educativa sono stati affrontati diversi riferimenti artistici e culturali legati al mondo della urban art e del graffiti writing. Tra gli artisti presi in considerazione ci sono, ad esempio, Banksy e Obey, figure molto presenti nell’immaginario dei giovani e particolarmente riconoscibili anche nel contesto veneziano. Il lavoro si è sviluppato a partire dai mondi quotidiani di riferimento di ragazze e ragazzi, popolati di videogiochi, anime, manga, arte pop, musica, streetwear e sport urbani come lo skate. È stato inoltre affrontato il legame tra identità visiva, cultura contemporanea e fenomeni pop legati anche alla musica e allo sport, come nel caso delle maglie Nocta del Venezia FC realizzate da Drake. Parallelamente, il percorso ha cercato di collegare questi linguaggi contemporanei a forme più antiche di espressione visiva, come i petroglifi e i geroglifici, ad esempio quelli dei Camuni nel Nord Italia, evidenziando come il bisogno umano di lasciare segni, simboli e messaggi nello spazio pubblico attraversi epoche molto diverse.

Molto articolati gli obiettivi formativi e pedagogici del progetto, patrocinato dal Comune di Venezia. Tra questi si evidenziano l’impegno ad educare al rispetto degli spazi comuni, alla legalità e all’estetica urbana; favorire la conoscenza della street art e dell’arte pubblica come linguaggi espressivi contemporanei e accessibili; stimolare la creatività individuale e collettiva, l’osservazione critica, la capacità progettuale e il lavoro di gruppo; rafforzare il senso di comunità scolastica; sviluppare competenze trasversali nei ragazzi; introdurre gli studenti a percorsi professionali creativi.

Un progetto nel quale gli studenti si sono immersi, vivendo in prima persona e in maniera non convenzionale la scoperta di una street art che, soprattutto a Venezia, affonda le sue radici in un passato lontanissimo. Guidati dai loro mentori, i ragazzi sono andati infatti alla scoperta della storia della città, seguendo le tracce di graffiti che raccontano ancora oggi usi, costumi, eventi, vicende personali e collettive e prendendo ispirazione in particolare dal libro di Alberto Toso Fei e Desi Marangon “I graffiti di Venezia”. Sempre con loro hanno imparato a riconoscere le tracce deteriori di ciò che non è arte murale, ma imbrattamento e deturpazione. Il risultato di questo lavoro è stato lo sviluppo di una coscienza critica e di una consapevolezza civica destinate ad accompagnare la crescita dei ragazzi, insieme alla comprensione del profondo valore che ha la rigenerazione urbana realizzata anche attraverso la urban art.

“Questo murale – evidenzia il sindaco eletto Simone Venturini – è un intervento concreto che impreziosisce Sacca Fisola e restituisce alla comunità un nuovo elemento di bellezza. Il suo valore più profondo, però, non sta soltanto nell’opera che possiamo ammirare, ma nel percorso che l’ha resa possibile: le nostre studentesse e i nostri studenti hanno approfondito diverse forme di linguaggio, acquisito nuove conoscenze e si sono letteralmente ‘sporcati le mani’, mettendosi in gioco in prima persona. Venezia guarda avanti anche in questo modo: custodendo la propria identità e aprendosi alla contemporaneità, nel rispetto dei luoghi e con piena consapevolezza del loro valore. Anche attraverso questo progetto rendiamo i giovani protagonisti. Vogliamo ascoltarli, vogliamo dare loro responsabilità, vogliamo che si sentano protagonisti della Venezia del domani, rispettando la bellezza che ci circonda”.

“Il murale realizzato a Sacca Fisola – sottolinea Giovanni Dell’Olivo, Direttore Generale della Fondazione di Venezia – è per noi molto più di un’opera artistica: è il segno concreto di come la creatività possa diventare strumento di crescita, di partecipazione e di rigenerazione urbana, aiutando i giovanissimi a comprendere come prendersi cura degli spazi comuni significhi soprattutto prendersi cura delle persone che li vivono. In questi mesi le ragazze e i ragazzi che hanno partecipato a Urban Art School hanno messo conoscenze, idee, emozioni e talento al servizio di questa piccola porzione di isola e, attraverso il confronto, il lavoro di gruppo e l’espressione artistica, hanno dato voce a una comunità che chiede non solo attenzione, ma anche occasioni di bellezza e di futuro.”

“Sono fiero di aver curato questo progetto innovativo e visionario per la Giudecca e per Venezia, voluto dalla Fondazione di Venezia” dichiara Christian Gancitano, curatore del progetto. “Con il grande murale landmark di Pablo Pinxit a Sacca Fisola e il laboratorio e walking tour all’Istituto Comprensivo Morosini, dove il giovane artista Leone Solia ha guidato gli studenti della creazione di uno splendido pannello a collage, abbiamo piantato una prima, fondamentale ‘palafitta’ per un percorso educativo e di rigenerazione urbana che supera la logica dell’intervento isolato. Come pioniere di questa forma d’arte, nata come Street Art negli anni ’90 e oggi evoluta in Urban Art, sono felice di vedere come questa disciplina sia diventata uno strumento centrale di trasformazione e coesione sociale. La risposta più bella è arrivata proprio dalle studentesse e dagli studenti: il loro coinvolgimento attivo dimostra che il futuro di una città complessa e straordinaria come Venezia passa inevitabilmente attraverso l’arte, la condivisione e le nuove generazioni.”

“L’eco del segno – afferma Anna Curci, dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo Francesco Morosini di Venezia – rappresenta il compimento di un percorso educativo che ha saputo trasformare la scuola in uno spazio di partecipazione, creatività e consapevolezza. Grazie al progetto Urban Art School, i nostri studenti hanno vissuto un’esperienza concreta di rigenerazione urbana, comprendendo come le arti urbane possano diventare strumenti di dialogo, inclusione e cittadinanza attiva. L’opera collettiva realizzata testimonia il valore educativo della collaborazione e il desiderio dei ragazzi di lasciare un segno positivo, capace di raccontare identità, appartenenza e bellezza condivisa. Un’esperienza che lascia un’impronta non solo sui muri, ma soprattutto nella crescita personale e culturale delle nuove generazioni”.

Comunicato stampa evento finale "Urban Art School"