Un murale lungo più di nove metri ed alto quasi quattro che condensa Sacca Fisola in un puzzle suggestivo fatto di segni, immagini, parole e colori. Sono queste le peculiarità di “L’eco del segno”, l’opera murale che ha chiuso “Urban Art School”, l’innovativo percorso educativo e multidisciplinare con cui la Fondazione di Venezia ha voluto mettere in dialogo la scuola con le culture urbane più accreditate fra i giovanissimi. Il risultato è un murale che si propone a chi transita lungo il Canale della Giudecca come un enorme ed inconsueto biglietto da visita, un vero e proprio landmark che fa attraversare epoche, modi di sentire, sentimenti, senso di appartenenza e coscienza civica, in un itinerario guidato dai principi della rigenerazione e della riqualificazione urbana.
“L’eco del segno” è da oggi il tratto distintivo di Sacca Fisola, isola per molto tempo percepita e vissuta come dimenticata, ed è il punto d’approdo di un percorso che ha coinvolto ragazze e ragazzi delle classi seconde e terze, sezioni B e C, dell’Istituto Comprensivo “Francesco Morosini” di Venezia che, attraverso un coinvolgente programma fatto di walking tour, workshop e pratiche artistiche partecipate hanno imparato, mese dopo mese, a rileggere e a comprendere lo spazio urbano che li circonda. Ad accompagnarli, insieme ai loro insegnanti, Christian Gancitano (curatore del progetto, attivista culturale, art director e uno dei principali promotori in Italia delle culture urbane e dell’arte pubblica), Pablo Pinxit (artista urbano e muralista, conosciuto per il suo linguaggio visivo di grande impatto, oltre che per l’uso consapevole del colore, delle forme e dei simboli contemporanei) e Leone Solia (artista visivo che esplora il riuso e la trasformazione dei materiali attraverso collage, assemblaggi e interventi materici, in dialogo costante fra estetica e riflessione ecologica).
L’opera oggi visibile dal canale della Giudecca è stata realizzata da Pablo Pinxit con la tecnica della pittura a spolvero e con quella dello stencil (già utilizzate in passato per le chiese e gli affreschi dell’arte e della cultura italiana dal Rinascimento in poi), lavorando con idropittura e bombolette spray.
Durante l’esperienza educativa sono stati affrontati diversi riferimenti artistici e culturali legati al mondo della urban art e del graffiti writing. Tra gli artisti presi in considerazione ci sono, ad esempio, Banksy e Obey, figure molto presenti nell’immaginario dei giovani e particolarmente riconoscibili anche nel contesto veneziano.
Tra gli artisti presi in considerazione ci sono, ad esempio, Banksy e Obey, figure molto presenti nell’immaginario dei giovani e particolarmente riconoscibili anche nel contesto veneziano. Il lavoro si è sviluppato a partire dai mondi quotidiani di riferimento di ragazze e ragazzi, popolati di videogiochi, anime, manga, arte pop, musica, streetwear e sport urbani come lo skate.
È stato inoltre affrontato il legame tra identità visiva, cultura contemporanea e fenomeni pop legati anche alla musica e allo sport, come nel caso delle maglie Nocta del Venezia FC realizzate da Drake. Parallelamente, il percorso ha cercato di collegare questi linguaggi contemporanei a forme più antiche di espressione visiva, come i petroglifi e i geroglifici, ad esempio quelli dei Camuni nel Nord Italia, evidenziando come il bisogno umano di lasciare segni, simboli e messaggi nello spazio pubblico attraversi epoche molto diverse.
Molto articolati gli obiettivi formativi e pedagogici del progetto, patrocinato dal Comune di Venezia, obiettivi che sono stati raccontati nel corso di un evento con la cittadinanza al quale ha partecipato anche il sindaco Simone Venturini. Tra questi si evidenziano l’impegno ad educare al rispetto degli spazi comuni, alla legalità e all’estetica urbana; favorire la conoscenza della street art e dell’arte pubblica come linguaggi espressivi contemporanei e accessibili; stimolare la creatività individuale e collettiva, l’osservazione critica, la capacità progettuale e il lavoro di gruppo; rafforzare il senso di comunità scolastica; sviluppare competenze trasversali nei ragazzi; introdurre gli studenti a percorsi professionali creativi.
Un progetto nel quale gli studenti si sono immersi, vivendo in prima persona e in maniera non convenzionale la scoperta di una street art che, soprattutto a Venezia, affonda le sue radici in un passato lontanissimo. Guidati dai loro mentori, i ragazzi sono andati infatti alla scoperta della storia della città, seguendo le tracce di graffiti che raccontano ancora oggi usi, costumi, eventi, vicende personali e collettive e prendendo ispirazione in particolare dal libro di Alberto Toso Fei e Desi Marangon “I graffiti di Venezia”. Sempre con loro hanno imparato a riconoscere le tracce deteriori di ciò che non è arte murale, ma imbrattamento e deturpazione. Il risultato di questo lavoro è stato lo sviluppo di una coscienza critica e di una consapevolezza civica destinate ad accompagnare la crescita dei ragazzi, insieme alla comprensione del profondo valore che ha la rigenerazione urbana realizzata anche attraverso la urban art.